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TRASVOLATA MALPENSANTI - OTTAVA TAPPA Washington to Boston
Con le ruote ben ferme sull'aeroporto Logan di Boston, cerchiamo di concentrarci e venire a capo della ingarbugliata e increbile matassa quale è stata la tappa odierna. Tutto inizia molto presto, alle 15.30 ora italiana, quando mi collego a internet per una veloce ricerca prima del volo, e trovo già collegati (via msn) Gabriele e Nino. Voleranno con noi! Più tardi si collegherà anche Mirko, segno che la giornata senza auto a Milano ha dato buoni frutti, almeno per i Malpensanti Tramite Teamspeack cerchiamo di metterci tutti in contatto (nel frattempo è entrato Antonio che ha avviato il server), e qui nascono i primi problemi: sentiamo molto male Gabriele, anche lui viaggia ancora sulla vetusta 56k, e la qualità della voce è, con un eufemisto, scarsa!(durante il volo la sua connessione a Teamspeck cadrà varie volte, costringendolo, in compagnia di Argo, al quale non funziona il microfono, ad utilizzare la chat del multiplayer di FS). Intanto che aspettiamo gli altri (Claudio arriverà con un po' di ritardo, e così sarà ben l'host per la sessione di FS). Dunque ricapitoliamo i partecipanti alla tappa odierna: Antonio, Mirko, Claudio, Gabriele, Nino, Ben e io! Sette aerei pronti a spandere il terrore sui cieli della east coast...non male come volo! Carichiamo FS, decidiamo per un meteo reale fisso per non avere problemi di sincronizzazione (che invece quello aggiornato ogni 15 minuti ci dava). Con il senno di poi, questa scelta si rivelerà oltremodo sconsigliabile, dato che, secondo la cartina meteo, un centro di bassa pressione risiede proprio sopra a Boston, con un fronte avanzante verso il sud. Se avessimo usato il meteo aggiornato, probabilmente avremmo incrociato la perturbazione sopra New York e successivamente trovato il bel tempo, ma tant'è! Ci allineiamo sulla 33 del Ronald Reagan, assumendo una splendida formazione a delta (Gabriele, in coda, farà il libero). Noi 'vecchi' delle Trasvolata voliamo con i 339 Malpensanti by Panty, Argo, che non le ha scaricate, usa il LAGO di default, e Gabriele, nelle sue varie connessione, cambierà spesso fra il modello di Taccoli in livrea PAN e, pare, un eurofighter. Il tempo qui sembra molto buono, e decidiamo per una tappa in 'quasi' VFR, con pochi VOR sulla rotta. Più avanziamo però, più ci avviciniamo al fronte freddo che si scontra con l'alta pressione presente sul Washington, risultato: visibilità molto scarsa, copertura nuvolosa compatta e molto bassa, che ci costringe ad un volo rasente il terreno, e ci nasconde le bellezze (si fa per dire) del luogo. Il primo grosso landmark sulla nostra rotta è la citta di Philadelphia. La raggiungiamo penetrando all'interno della lunga Delaware Bay, che, per nostra gioia e gaudio, ci riserva diversi ponti, i maggiori all'altezza della cittadina di New Castle. Proseguiamo verso New York, e, come classico della nostra trasvolata, data la grande sete dei nostri grintosi jet, ci fermiamo a riempire i serbatoi all'aeroporto di Princeton. La scelta risulta abbastanza infelice: l'aeroporto è piccolo, la pista stretta e nemmeno troppo lunga, nessun radioaiuto, alberi in testata pista, e se ci aggiungiamo la visibilità non proprio eccellente gli epiteti ingiuriosi lanciati da Ben sono da ritenersi quasi quasi giusti. In effetti volare con questo tempo non è proprio il massimo! Io seguo Antonio (che segue il GPS), e Cladio è dietro di noi. Una volta liberata la pista, ci mettiamo in coda sulla taxy, quando un 339 che porta il nome di Ben appare da ore tre e schizza velocemente verso ore nove, giusto il tempo di fare uno screenshot degli ultimi istanti di vita per il povero velivolo. Giusto il tempo per un brevo volo in formazione che avvistiamo davanti a noi il ponte di Verrazzano. Ricarico il tutto e finalmente parto per il mio giretto all'interno della città (questa volta però ben chiuso dentro al cockpit! Antonio, siccome la conosce bene da un suo viaggio negli Stati Uniti, decide per passaggio veloce nella fifth avenue (cosa non da poco, credetemi sulla parola). Io, memore del crash precedente, osservo dall'alto e trovo tante piccole chicche (vedere screenshot, anche perchè non saprei i nomi precisi!). New York è famoso anche per i tanti ponti, e non ce ne facciamo mancare nemmeno uno! Si decide successivamente per un atterraggio al La Guardia, idea quanto mai deprecabile, dato che appena scendiamo sotto i 1000 piedi e 200 nodi di velocita, il vento inizia a farsi sentire, e gli atterraggi sono tutti degli scarrocci con vento al traverso di 25 nodi. La tratta successiva del viaggio ci porta a sorvolare Long Island, ed è tempo di volo in formazione, o presunta tale, in quanto mettere insieme sette aerei è veramente un impresa, ma il risultato non è male. E' davvero fantastico essere in tanti nei voli in multiplayer, vuoi per la compagnia, per le stupidate sentite in cuffia, per gli inseguimenti, tamponamenti, test sui sistemi di collisione (vero Gabriele?? Con la squadra al completo, ci dirigiamo verso il Martha's Vineyard, dove fare un rabbocco di carburante. L'avaguardia ha in vista Cape Cod, segno che è ora di scendere dalla sicurezza dei 3000 piedi per affrontare l'atterraggio all'aeroporto. I primi, fra cui il sottoscritto, scendono sulla prima pista disponibile, ma una brutta sopresa ci attende. Oltre a non vedere praticamente nulla a causa della fitta nebbia, c'è un vento da paura! Raffiche con direzione e intensità variabile, ma sempre sopra i 40 nodi. La discesa la facciamo con l'aereo praticamente perpendicolare alla lunghezza della pista, ma anche così il timone non mi è sufficiente, e per evitare di atterrare su un carrello solo (come farà Claudio), riattacco e mi presento all'atterraggio su una pista secondaria. Sfortuna vuole che in questa tappa siamo davvero in tanti, e in momenti così concitati non è facile trovare pista libera, quindi lascio spazio a chi sta atterrando in scivolata e riattacco un'altra volta. Ogni espediente è valido, Antionio riattacca due volte seguendo l'atterraggio sulla pista principale, e al terzo tentativo riesce, Claudio fa un reverse ILS e anche lui atterra sano, io vengo giù al terzo tentativo sulla pista principale e atterro sulla taxiway, finendo poi in mezzo alla neve dato che il vento eccessivo non mi permette di fare girare l'aeroplano, Gabriele lo troviamo infilato in mezzo ad un hangar proprio vicino al rifornimento. Insomma, una esperienza da non ripetere. Eh già , magari! |
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